A parlar di Sardegna si corre sempre il rischio di cadere nella trappola dei luoghi comuni o degli stereotipi. Anche con il “Mal di Sardegna”, che ti prende quando come Sardo ci vivi lontano, ti infili in un circolo vizioso. Il mare, poi, è la melassa dei luoghi comuni. Ma è il mare, secondo me, che fa la differenza nel carattere dei Sardi, per motivi storici, geografici e sociali.

Per me la Sardegna è uno stato dell’anima, è il paradiso perduto, è l’equivalente del mito fenicio di Adone.
Sabatino Moscati la definì l’Isola del Silenzio. Questa definizione la trovo calzante perché ognuno di noi può interpretarla a seconda della propria sensibilità e della propria esperienza.
Il suo silenzio mi permette di sentire in Friuli, dove vivo, la risacca del mare e il maestrale che pettina le dune di sabbia. Il silenzio è la forza del suo potere evocativo, il seducente richiamo che mi tiene imbrigliato e che le permette di non farsi dimenticare. E’ un silenzio discreto quando vuole farsi ricordare, ma diventa assordante già quando sei in viaggio. Sa che sei sul traghetto e, tra mille luci, rumori e voci, il suo silenzio prende la forma del canto di una sirena, e ti avvolge mentre sbarchi per sussurrarti “da dove vuoi che inizi a stupirti questa volta?”.

Ognuno di noi ha un luogo del cuore, quello dove si deve tornare per sentirsi bene. Il mio è la Sardegna sud occidentale. E ogni anno questo pezzo di Sardegna diventa meta di “pellegrinaggio”:
a San Sperate trovo qualche nuovo murales, il Poetto è sempre la prima tappa, e poi la Costa Verde con le sue dune di sabbia e la natura ancora, fortunatamente, selvaggia, e le miniere con il loro susseguirsi, come i sassolini bianchi di Pollicino, guidano verso il Sulcis, dove il mare torna sovrano tra vele latine e testimonianze fenicie e puniche. E poi ancora più a sud per percorrere i 25 km di strada tra Teulada e Chia, la strada costiera più bella di tutto il Mediterraneo. E’ un viaggio che inizia da Torre dei Corsari, a Marina di Arbus, per finire al faro di Capo Sant’Elia a Cagliari. Ecco gli altri componenti affascinanti di questo percorso, le Torri Saracene e i fari, elementi protesi sul mare e dai quali partire per l’orizzonte, nel silenzio di un’isola senza tempo.



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